• Catherine de Zagon

Liberamente

Senza impedimenti, senza limitazioni, senza timore - si può dire anche spontanea-mente

e franca-mente.


“Conosco una sola libertà ed è la libertà della mente”.

- Antoine de Saint-Exupéry

Venezia 1940 "La guerra in Gondola" di Yakov Rumkin (1913-1986)
Tuttavia, malgrado una vita dove sostanzialmente non mi è mai mancato niente, questa nuova realtà fatta di lunghe code e mancanza di varietà e abbondanza, mi è … “normale”; in qualche modo il mio inconscio la riconosce, il mio patrimonio genetico me lo fa digerire.


In questi giorni ci possiamo sentire un po' agli arresti domiciliari… ci hanno tolto la libertà di spostarci, di uscire anche per una semplice (e sana) passeggiata in natura. Ci sentiamo forse prigionieri, animali in gabbia… e quando ci è concesso di uscire per i nostri bisogni primari, ci imbattiamo in lunghe e interminabili file…


Eppure, questo essere in fila mi è familiare… Sono cresciuta in una Firenze agiata e a 19 anni sono andata a vivere in America - fra Los Angeles e New York - dove le file esistono solo per ristoranti in voga e l’abbondanza è (era) REGOLA. Dove ogni cosa ti viene proposta in interminabili varianti e dove tutto è sempre “overstocked”, sovrabbondante. Tuttavia, malgrado una vita dove sostanzialmente non mi è mai mancato niente, questa nuova realtà fatta di lunghe code e mancanza di varietà e abbondanza, mi è … “normale”; in qualche modo il mio inconscio la riconosce, il mio patrimonio genetico me lo fa digerire.

Mio padre era ungherese di nascita, e da ragazzina - fine anni 70 e fino a metà degli anni 80 - passavamo spesso le nostre vacanze in Ungheria. L’estate al lago di Balaton e l’inverno a Budapest.

Fare la fila per comprare alimenti, la scarsità di scelta, i prodotti proibiti, persino il telefono sotto ascolto da mio zio; la libertà “condizionata” insomma, fanno parte della mia fibra genetica, e andando oltre le mie esperienze personali di ragazza, le guerre e carenze che hanno passato i miei genitori, nonni e antenati, sono anch’essi parte del mio inconscio collettivo.

Quello che non ri-conosco, che non accetto al livello neuronale, è l’atmosfera distopica delle maschere, dei guanti, delle distanze, della paura nei volti della gente, che se fai un passo di troppo nella fila ti guardano come se fossi un’assassina. E non parlo di un passo che infrangerebbe il metro imposto… no, il concetto di sicurezza e prevenzione lo capisco e lo condivido, le persone però hanno così paura che mantengono 2 o 3 metri di distanza e guai ad avvicinarti un po' di più.

Si guardano intorno per assicurarsi che il “nemico”, l’altro, (tu) non sia in agguato e poi si rinchiudono nel piccolo schermo che hanno in mano, il famigerato “black mirror” - specchio nero. Vivono, anzi viviamo, nel nuovo mondo virtuale (NMV) dove ci sentiamo al sicuro. Questo NMV ci rinchiude in uno spazio ancora più piccolo del nostro appartamento, della nostra stanza, perché mette confini, censura, e divulga disinformazione, commenta, critica, giudica e intorpidisce quella parte di noi che è realmente libera: la nostra mente. Il NMV non è uno strumento sbagliato di per sé… se viene usato appunto come strumento, se lo usiamo per facilitare la nostra vita, per condividere le nostre idee, per opporci, per ribellarci o per unirci. Quando però si sostituisce al vivere da esseri senzienti e liberi, quando non usiamo più il nostro spirito critico, quando mette distanza invece di avvicinare… Sto divagando scusate, questo è un argomento da approfondire in un post dedicato ai social.


Qui vi voglio parlare di altro… della Mente e della Libertà, con le maiuscole!


Sì, perché in questo momento, se è vero come ho accennato all’inizio, che non siamo più “fisicamente” liberi, rimaniamo esseri liberi perché la libertà non è un concetto materico e quindi non è legata al fisico, all’appartenenza, alle origini, al paese, e allo stato attuale.

Sono Naturopata ed uno dei principi fondamentali (oltre alla Vis Medicatrix Naturae) è di vedere l’essere umano non come una serie di sistemi e apparati separati e distinti, e nemmeno nella somma delle parti che sappiamo già essere molto di più… l’essere umano va visto nella sua globalità: Corpo, Mente e Anima.

E se in questo momento storico il nostro corpo è confinato, la mente e l’anima sono sempre libere. Le catene, le gabbie, le prigioni, le regole, non possono confinare la mente, le nostre emozioni o la nostra anima. Quelle sono libere di volare, viaggiare, e anche di incontrarsi… se lo permettiamo.


Attenzione però, se questo concetto è vero, e visto che viviamo in un mondo duale… è vero anche il contrario e cioè che la nostra mente può creare catene, gabbie, prigioni, regole, in sostanza “condizionamenti”, che ci rinchiudono e ci bloccano dal movimento naturale di andare avanti, di vedere oltre.


Come facciamo allora a liberare una mente schiava - bloccata da restrizioni e credenze? Riattivando lo spirito della meraviglia e della curiosità, quella del bambino felice, quel bambino o bambina che è dentro di noi. Dobbiamo avere sete di avventure, essere curiosi, leggere, creare, osservare, sognare, amare, emozionarci, abbandonare i confini, le paure, l’insicurezza. Vivere nella gratitudine, che non vuol dire arrendersi ad una situazione, significa scegliere LIBERAMENTE come reagire ad una determinata situazione.

Ecco parlando di Social, io ho un’immensa gratitudine per tutti coloro che con creatività hanno trasformato questo momento difficile in vignette e barzellette che hanno condiviso e che confesso, mi procurano mal di pancia dal troppo ridere! Girano dei video bellissimi di persone che con un po' di fantasia hanno reso anche un piccolo monolocale in un pianeta tutto nuovo per i loro bambini, perché a loro, ai bambini, ancora privi di limitazioni, liberi dall’immagine distorta del sé, bastano due sedie e una coperta per credere di essere in una grotta, o in una tenda, di essere esploratori, grandi avventurieri, a loro basta una cesta del bucato portata da papà per credere di volare. Non è infantilismo, è libertà, è la non censura della mente.


E visto che ho citato Saint-Exupéry all’inizio di questo capitolo, nel suo libro Il Piccolo Principe, c’è un passaggio all’inizio dove il Piccolo Principe chiede al narratore di disegnarli una pecora, lui gli propone 3 disegni di pecore che al Piccolo Principe non vanno bene. Spazientito, il narratore disegna una scatola chiusa con qualche foro per far passare l’aria e dichiara “questa è la scatola. La pecora che vuoi è dentro”. A sua sorpresa, gli occhi del Piccolo Principe si illuminarono... “È esattamente così che lo volevo!”.


Quella scatola rappresenta la libertà. La libertà del Piccolo Principe di non dover accettare una pecora pre-disegnata e imposta, ma di poterla immaginare a suo piacimento. Questa è la libertà della mente, qui nasce la creatività, nella scatola chiusa.


Vi invito ad usare questo tempo dove, essendo confinati nelle nostre case, siamo liberi dal quotidiano sociale, e quindi dal giudizio altrui, per liberarvi anche dal vostro di giudizio. Liberatevi da quella voce che vive nella vostra testa e che vi sminuisce, vi causa paura, ansia e vi condiziona. Ditegli che siete esseri liberi, che con la vostra mente potete prendere il volo.


Incontriamoci nell’immaginario collettivo, e ripuliamolo, come sta accadendo al nostro pianeta, dall'inquinamento, liberiamo questo spazio da credenze che non ci appartengono, dalla cattiveria gratuita e dall’eccessivo individualismo, dal narcisismo, dal razzismo, e riempiamolo di collettività, di amore, di gioia, di bellezza e di creatività.


Scrivete, leggete, disegnate, cantate, suonate, ballate, amate, ridete… mi raccomando però #iorestoacasa per fare tutto questo!


libertà di reazione


Fai un bel respiro! 


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